Fotografare Pioggia, Temporali e Cieli Nuvolosi

Stefano Michelin
Stefano Michelin
Stefano Michelin è un fotografo di professione che lavora con aziende e agenzie per le quali realizza servizi moda, campagna pubblicitarie e book. E’ impegnato a promuovere una cultura fotografica votata al recupero della professione e alla lotta all’abusivismo sempre più dilagante.
Stefano Michelin
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Stefano Michelin è un fotografo di professione che lavora con aziende e agenzie per le quali realizza servizi moda, campagna pubblicitarie e book. E’ impegnato a promuovere una cultura fotografica votata al recupero della professione e alla lotta all’abusivismo sempre più dilagante.

Guida per ottenere delle fotografie di buona qualità e dal carattere suggestivo

“Non c’è niente di peggio di un’immagine nitida di un concetto sfuocato”
Ansel Adams
Figura 1 – (fonte Pixabay)

Certe situazioni sono particolarmente evocative e le giornate di meteo comunemente definito “avverso” sono una di queste. Il ticchettio della pioggia così come il fragore dei tuoni ma anche i silenzi di una ovattata giornata nevosa sono condizioni e momenti che comunque evocano un sentimento, magari bello, magari malinconico, ma comunque non lasciano indifferenti.

Cosa vuoi dire con una fotografia?

Ora, visto che siamo fotografi, è normale pensare di trasmutare questi sentimenti in qualcosa di visivo ed in questo articolo andremo a vedere proprio alcuni aspetti di questo. 

Come di consueto, è importante iniziare subito a mettere a fuoco alcuni concetti basilari che in realtà sono cose già viste negli altri articoli e lezioni ma che è bene ancora portare a galla. Concentrarsi su un aspetto piccolo come può essere pioggia, nuvole, ecc… non prescinde da normali approcci alla fotografia e, cosa ancora più importante, non c’è il settaggio, la regolazione o l’impostazione da programmare sulla propria macchina per “fare” la foto altrimenti il lavoro del fotografo, così come quello di chi fa foto per passione, sarebbe quello di andare in giro con un foglio di excel e tanti numeri da impostare in macchina a seconda della situazione.

Questo discorso è già venuto fuori più volte ma risulta piuttosto resiliente, soprattutto per chi è agli inizi magari, ed è quindi bene affrontarlo a dovere.

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Come fotografare in diversi momenti della giornata

Purtroppo, anche in gran parte a causa della comunicazione delle case produttrici di attrezzatura fotografica (per non parlare di quelle di smartphone!) incentrano i messaggi sull’automatismo, sulla capacità del sistema di fare le cose da solo, ed è quindi molto logico che nel neofita (ma non solo!) si formi l’idea che ci sia la formula per far fare alla macchina quella determinata cosa.

No. Non è così.

Ci sono sicuramente delle nozioni tecniche di base che, come sempre, si applicano al solo ed unico fine di ottenere quello che abbiamo in testa.

Non è un caso quindi la frase scelta di apertura.

Se non sappiamo cosa stiamo fotografando e, ancora più importante, perché stiamo fotografando, potremo fare tutti i settaggi e regolazioni che vogliamo che il nulla che abbiamo in mente si riprodurrà su display.

Come ovviare quindi a questo primo ed enorme problema?

Con la solita, consueta, abituale, trita e ritrita domanda:

Cosa-vuoi-dire-con-quella-fotografia?

Attenzione!
Non cosa vuoi “fotografare”, cosa vuoi “dire”. Sono due domande molto diverse e per comprendere a pieno il significato, iniziamo a vedere un primo soggetto (ma sarà davvero il soggetto?) della nostra fotografia.

Fotografare la pioggia

Dal punto di vista meramente tecnico, decidere “come” scattare in una condizione caratterizzata dalla presenza di pioggia si riduce a due possibili soluzioni dipendenti fondamentalmente dal tempo di scatto.

O scattiamo con un tempo molto veloce (es. 1/500 di secondo) ed in tal caso la pioggia risulterà particolarmente “sospesa” (ma anche in genere piccola da vedere) oppure con un tempo lento (es. 1/30 di secondo) e la goccia che andrà a disegnare una linea, una sorta di “scia”.

Figura 2 – Con un tempo di scatto rapido, si blocca la pioggia che risulta ben definita (fonte Pixabay)
Figura 3 – Con un tempo di scatto moderatamente lungo, le gocce si trasformano in scie (fonte Pixabay)

Questa prima riflessione può essere interessante come esercizio e provare a fare varie fotografie con diversi tempi (e quindi varie sensibilità e diaframmi per avere la corretta esposizione) per vedere come cambiano i risultati.

Fotografare i fulmini

Il discorso qui si fa già più complesso perché il tempo di posa gioca un ruolo ancora più importante così come la “fortuna”.

Il fulmine non è altro che un flash visibile per pochissime frazioni di secondo, sperare di “prenderlo” al volo con uno scatto veloce è possibile ma complesso.

Inoltre, se si scatta di notte, uno scatto veloce equivale a dover alzare molto gli ISO ed il risultato finale può essere parecchio inferiore alle attese.

Un piccolo trucchetto è invece proprio il contrario, ossia allungare di molto l’esposizione sperando che in quella “finestra” temporale cada il nostro fulmine. Inutile dire che alcuni accorgimenti sono fondamentali.

Serve pazienza, perché i fulmini non cadono dove vogliamo noi e neppure quando vogliamo noi, e naturalmente serve un buon cavalletto perché è impossibile scattare con tempi di alcuni secondi a mano libera.

Figura 4 – Là dove cade un fulmine dipende sicuramente dalla fortuna ma in ogni caso si deve essere pronti a scattare (fonte Pixabay)

Fotografare i cieli nuvolosi

Il cielo nuvoloso, che potremmo distinguere dal cielo con nuvole se vogliamo parlare rispettivamente di un cielo temporalesco rispetto ad un cielo dove sono presenti formazioni nuvolose, sono sicuramente un complemento all’immagine che ha il suo fascino.

Un cielo piatto e dalle tinte poco incisive, come ad esempio un cielo estivo, è abbastanza anti-fotografico come elemento mentre la presenza di nuvole, temporalesche o non, possono dare sicuramente un altro sapore alla storia.

Ancora una volta, non c’è “la” tecnica per fotografare le nuvole. C’è semmai il capire un elemento della nostra immagine cosa offre e “pensare” come valorizzarlo al meglio. In generale si può dire che le nuvole siano elementi caratterizzate da un forte contrasto: a porzioni fortemente illuminate, si contrappongono altre che possono essere anche molto scure.

Tutte le macchine fotografiche, anche le più costose e professionali, riescono a “registrare” una differenza tra zone buie ed illuminate inferiore rispetto all’occhio umano e quindi è normale che, per elementi con forte contrasto, si ottengano foto con zone completamente bianche o completamente nere ed in genere questo non è un bene.

Bilanciare correttamente l’esposizione, talvolta se necessario sottoesponendo o sovraesponendo l’immagine, è quindi importante non solo per “dare dettaglio” a tutte le zone della nostra fotografia ma anche per dare ad essa il sapore che vogliamo.

Figura 5 – Nuvole o formazioni nuvolose con un significato molto profondo, serenità e tempesta in arrivo (fonte Pixabay)

Queste due immagini, volutamente contrastate, saturate e desaturate e pesantemente lavorate in post-produzione, mostrano comunque come poter dare un certo significato ad una foto.

Entrambe sono piuttosto sottoesposte, il che vuol dire che non si è seguito fedelmente l’esposimetro interno della macchina (il quale fa una media delle diverse esposizioni dell’immagine) ma si è stati “un po’ più bassi”. Se avessimo regolato l’esposizione sulla base dei dati dell’esposimetro, è probabile che entrambe le foto sarebbero venute più chiare con perdita di dettaglio nelle zone chiare.

Soprattutto per la prima foto, l’elemento dove si concentra la sguardo è il sole al tramonto ma tutta la parte scura della montagna avrebbe potuto ingannare l’esposimetro facendo schiarire l’immagine alla macchina (per questo non si lavora MAI in automatico).

Nella seconda foto, c’è grossomodo la stessa situazione ma se nella prima sottoesponiamo per mantenere dettaglio, nella seconda sottoesponiamo per dare più drammaticità alla immagine (portando al grigio molto scuro le nuvole).

In entrambi i casi comunque, è importante notare che c’è dettaglio leggibile sia nelle zone chiare che scure dell’immagine.

Pioggia, nuvole e fulmini…perché?

Affinché le nostre foto non siano mera documentazione di un evento naturale (sta piovendo quindi faccio una foto), queste condizioni acquisiscono valore (e lo fanno acquisire alla nostra immagine) se diventano non soggetto della foto ma elemento secondario.

Come puoi apprendere dal corso infatti, è possibile per semplicità ricondurre gli elementi di una foto a tre componenti: il soggetto, gli elementi secondari e l’ambiente.

Come puoi vedere da tutti gli esempi sopra, si tratta fondamentalmente di fotografia di paesaggio ed è quella veduta il vero soggetto delle foto. Come in tutta la fotografia, quando e come fotografare non è una scelta casuale ma pensata e decisa dal fotografo.

Le condizioni avverse evocano ovviamente un senso di solitudine e malinconia e, se la nostra intenzione di rappresentare così un paesaggio (ma anche una persona con un ritratto ad esempio) dovremo aspettare e pianificare la giornata giusta per scattare.

In questa breve sequenza di tre immagini, estratta da una gallery di circa 20, un forte temporale si era appena riversato sulle Grigne e, poco dopo, le nuvole avevano iniziato ad aprirsi.

Quello che mi interessava fotografare qui non era la montagna in quanto tale o le nuvole in quanto tali ma il gioco di luci e ombre (o per meglio dire di zone chiare e scure avendo preventivamente pensato di scattare in bianco e nero) che si andava formando. Ho provato quindi ad immortalare quelle situazioni dove c’era maggior contrasto, dove al bagliore delle nuvole bianche o della roccia bagnata luccicante al sole si contrapponevano le partiture scure dei boschi bagnati.

Anche se questa foto di per sé non mi entusiasma particolarmente, è interessante come confronto rispetto a quanto detto e mostrato prima. Il sole basso che passa da sotto le nuvole è ovviamente molto evocativo. Ancora una volta, la scelta è stata quella di fotografare in bianco e nero per non far cascare l’osservatore nella “trappola” del colore (che ovviamente trappola non è ma il colore ha un suo grande peso nell’immagine e come sempre si deve decidere se mettere questo peso nella fotografia o no) e farlo concentrare sui contrasti.

Contrariamente alle prime immagini, qui ho sottoesposto l’immagine di circa due “stop” (lo “stop” in fotografia è l’unità di luce che entra in macchina) per dare come sempre dettaglio alle zone luminose perdendo quelle in controluce che finivano nel nero pieno. In questo caso questo è stato voluto perché il profilo dell’albero e del terreno formano una sorta di “quinte” che danno profondità all’immagine.

Mettere a fuoco “dietro” l’immagine

Il pensiero che c’è dietro un’immagine, lo dico sempre, non deve essere mastodontico, anzi, più grande è più c’è il rischio di fare delle fesserie. Il tema “giochi di luce” è più che sufficiente per fare una foto decorosa. Non dobbiamo parlare della maestosità di tutto il Creato.

Ricorda sempre che “la fotografia è un linguaggio” ma ricorda anche che c’è il detto “parla come mangi”.

Troviamo un tema, un concetto, un’idea che sia semplice, raggiungibile e immediata.

Pensiamo un modo per rappresentarla.

Mettiamo l’occhio sul mirino facendo attenzione a quei soliti pochi accorgimenti (tempo di scatto adeguato, soggetto a fuoco, nessun elemento casuale o inopportuno davanti e dietro di esso).

Schiacciamo il pulsante.

Click! Foto fatta.

Conclusioni

Una foto semplice ma corretta sarà sempre, nel 100% dei casi, migliore di una foto complessa fatta male.

Per questo ti sottolineo ancora l’importanza di ragionare bene, preventivamente, su cosa vuoi fotografare e perché e su cosa vuoi dire con quella foto, pensando bene non a cosa vedi nel mirino ma cosa hai in testa perché quello conta e quello ha valore.

Il settaggio della macchina è solo una mera conseguenza.

Ora però andiamo al sodo: TOCCA A TE!

Prova a mettere in pratica i miei consigli per immortalare delle foto di buona qualità e dal carattere suggestivo!
E se ti va, puoi condividere con noi sul nostro Gruppo Facebook le tue foto.

Io e tutto lo staff di Cerchio di Giotto saremmo davvero felici di vederle 😉

Buone foto,
Stefano.

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Gli indispensabili della Fotografia

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