Capire e Procedere con la Post Produzione

Stefano Michelin
Stefano Michelin
Stefano Michelin è un fotografo di professione che lavora con aziende e agenzie per le quali realizza servizi moda, campagna pubblicitarie e book. E’ impegnato a promuovere una cultura fotografica votata al recupero della professione e alla lotta all’abusivismo sempre più dilagante.
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Stefano Michelin è un fotografo di professione che lavora con aziende e agenzie per le quali realizza servizi moda, campagna pubblicitarie e book. E’ impegnato a promuovere una cultura fotografica votata al recupero della professione e alla lotta all’abusivismo sempre più dilagante.

Tutti i segreti dietro una foto post prodotta

“Una Fotografia non sarà mai una riproduzione fedele della realtà in partenza, anche in assenza di post produzione.”
(Giovanna Griffo)

La post produzione è quella fase che segue lo scatto, o meglio sarebbe gli scatti, e che parte dalla selezione dello scattato appunto fino alla foto finale.

Prima di procedere con tutte le considerazioni e le procedure del caso, è bene chiarire alcuni punti che riguardano questa fase.

Troppo spesso infatti si sentono o leggono frasi tipo “la post produzione se scatti bene non serve”, “altera la foto” o la mia preferita “la VERA fotografia si fa senza post produzione”.

Guarda caso, queste considerazioni sono talvolta diffuse nei gruppi facebook o nei circoli fotografici e, sempre guarda caso, mai in ambito professionale.

Qualcosa vorrà dire.

7 Falsi miti sulla Post Produzione

(e caccia alle streghe)

Come anticipato, purtroppo talvolta si intende il processo di post produzione come qualcosa che altera la foto, manipola l’immagine, distorce la realtà.

Questo è sicuramente vero se si spulciano molte foto che girano in rete e questo avviene, in modo altrettanto vero, perché non è stata fatta una post produzione adeguata e ragionata e ci è lasciati prendere la mano dalle regolazioni in modo incontrollato.

Facciamo quindi un attimo il punto su cosa stiamo per andare ad affrontare ed iniziamo a sfatare alcuni miti di stampo medievale che rischiano di dare il via ad una incontrollata caccia alle streghe.

La post produzione se scatti bene non serve

Falso. Il processo di post produzione, noto anche come sviluppo del negativo digitale, è parte integrante del processo fotografico al pari dell’analogico a meno che la tua fotografia non finisca col negativo.

La post produzione altera la foto

Falso. La foto digitale è un insieme di dati (ricordati che è un file) e la post produzione serve ad estrarre, ad esaltare quello che ci serve rispetto a quello che non serve oppure ad aggiustare elementi che in fase di scatto era impossibile sistemare.

La VERA fotografia si fa senza Post produzione

Falso. La post produzione ha sempre fatto parte della fotografia, anche in epoca analogica, con la scelta del tipo di rullino ad esempio (le varie marche di rullini danno cromie leggermente differenti e, chi li conosce, sceglie quello che riteneva giusto per quel progetto fotografico) o con l’uso di carte fotografiche differenti o con processi di sviluppo differenti (ce ne sono a centinaia) per “tirare fuori” dettagli dalle ombre, “recuperare” le zone chiare, ecc.

La post produzione si fa con Photoshop

Falso. Questo software, sicuramente il più diffuso, è uno tra le decine, gratuiti e a pagamento, che ci sono ma ogni macchina fotografica ha già incorporati sistemi di foto ritocco oppure “pre impostazioni” da applicare prima dello scatto (e questa non è alterazione?).

Con Photoshop puoi fare tutto

Falso. Puoi fare tantissimo, questo è vero, ma una foto sfocata ad esempio o con una luce sbagliata resta tale ed è irrecuperabile con tutti i programmi di post produzione che si vuole per non dire dal punto di vista “contenuto”.

Una foto vuota è una foto vuota, con o senza post produzione.

A me la post produzione non serve

Falso. È un po’ come andare a mangiare la pizza e sostenere che farina, acqua e olio sono la VERA pizza, che la cottura non serve.

Si vede che è photoshoppata

Questo può essere che si tratti di un errore ma ad essere messo in croce è chi ha fatto il lavoro, non il sistema o il processo di per sé anche perché, tutte ma proprio tutte le fotografie che popolano web e social che ci fanno gridare WOW, sono post-prodotte.

Figura 1 – anche una foto molto semplice si può dare un po’ di sapore in più con pochi accorgimenti in post produzione ed il risultato è molto diverso

Perché fare la post produzione

Il file che si origina dalla macchina è qualcosa di grezzo (come lo era il rullino) e attraverso i processi di post produzione diventerà la “nostra” fotografia. Questi si originano in genere da un mix di NECESSITÀ.

Ho scritto “necessità”, non “possibilità” perché non si tratta di mere scelte ma di percorsi che vanno fatti tassativamente. 

Ora ti spiego meglio il perché.

La macchina fotografica non vede come l’occhio umano

Non esiste al mondo sistema fotografico, nemmeno tra i più costosi e professionali, capace di “registrare” le immagini così come la vediamo noi.

Ci saranno sempre zone scure dove NOI vediamo i dettagli ma la macchina no e altro, ad esempio, così chiare che in foto sembrano macchie bianche ma in realtà caratterizzati da elementi.

La post produzione in questo caso serve ad avvicinare l’immagine a quello che avevamo davanti.

La fotografia è un processo creativo

A meno che il nostro fotografare non sia solo un mero “fotocopiare” la realtà, la Post Produzione può anche essere vista come la fase conclusiva di un processo creativo partito a monte dove, come sempre, prima di scattare avevamo una idea precisa di quello che volevamo ottenere.

Il negativo, analogico o digitale, può contenere errori da sistemare

Se prendiamo ad esempio il Ritratto, è assolutamente normale, naturale e anzi DOVUTO nei confronti del soggetto, la sua rappresentazione migliore.

Se ci sono piccole imperfezioni della pelle, il nostro lavoro di fotografi sarà quello di sistemarle di modo da non rappresentare il soggetto in maniera sbagliata.

ATTENZIONE, non ho detto che si deve alterare all’inverosimile (il classico “fammi bello/a”, va preso con molta moderazione) ma impurità, occhiaie particolarmente accentuate, segni transitori magari presenti sul viso ecc. è bene che siano rimossi.

Nessuno, perdonami, gradirebbe una foto con uno sfogo sulla guancia, ti pare?!

In questo caso possiamo intervenire (con moderazione) per rimediare a quegli aspetti che in fase di scatto o non abbiamo visto oppure non siamo stati capaci di eliminare.

La fase di post produzione è in genere sempre un insieme di questi fattori e segue un iter creativo e correttivo atto ad “estrapolare” dal file grezzo, l’immagine finale.

Garantisco che in questa fase, Lucifero non interviene 😉

Figura 2 – Malta. Per “salvare” il dettaglio nelle alte luci (sole), questa foto è stata scattata volutamente col terreno in ombra, certo che poi in post produzione era possibile recuperare dettaglio “aprendo” le zone scure e ridando alla scena l’aspetto che aveva in realtà.

Come fare la post-produzione

Ancora una volta, come sempre, come in tutto in Fotografia, la post produzione si fa con la conoscenza delle tecniche da una parte e col buonsenso dall’altro.

Alzare e abbassare i vari livelli di regolazione a caso, fino a che “qualcosa” non ci colpisce, non è fare post produzione ma improvvisare, modus operandi che, come abbiamo già visto, è quanto di più lontano ci sia dal lavoro di un fotografo.

In genere, la post produzione parte idealmente dalla selezione delle foto scattate.

Spero a questo punto, dopo tutto gli articoli scritti, che ti sia chiaro un concetto.

Non si prende la macchina per fare 3 foto così come vengono ma se ne fanno diverse per poi poter scegliere quali tenere e quali cestinare. Non stiamo facendo il rullino da 36 pose delle vacanze, dove quello che c’era c’era.

Stiamo seguendo un processo fotografico dove anche ad un semplice fiore dedicheremo tempo, faremo più scatti con luci ed impostazioni diverse e tra queste selezioneremo la migliore da tenere.

Personalmente, adotto questa strategia.

Senza neppure scaricarle, vedo direttamente sulla scheda di memoria le foto che mi piacciono di più e trasferisco sul pc solo quelle. Su queste, faccio una seconda selezione dove tiro fuori quelle che indico come “prima scelta” mentre le altre resteranno in “seconda scelta”.

Numericamente, grosso modo, da un totale di 250-350 foto scattate (a seconda del servizio) ne seleziono prima circa 50 e quindi quelle 10-15 che andranno a fare il servizio finale e SOLO su queste andrò a fare la post-produzione.

Inutile scaricare tonnellate di GB sul pc per foto sbagliate e da buttare, meglio dedicare il tempo che serve alla selezione e tenere quello che ci piace.

Ecco che ora possiamo fare la post produzione, da cosa partiamo? 

In genere, i programmi di post-produzione sono ricchi di voci ma alcune di esse sono di primaria importanza e possono già dare un “sapore” molto diverso alla nostra immagine.

Temperatura Colore

Come sappiamo, è la tonalità della luce che fa assumere determinati colori alla foto.

Va regolata in macchina in maniera opportuna ma in post produzione può essere variata per andare ad enfatizzare determinati aspetti.

Un tramonto fotografato ad esempio a 5500K potrebbe essere più emozionante se portato in post produzione a 6200K perché assume una tonalità più calda.

Contrasto

È il rapporto tra le zone chiare e scure e come avviene il passaggio tra esse.

Foto “altamente” contrastate saranno molto d’impatto ma rischiano di essere poco naturali oltre a far perdere dettaglio mentre foto a basso contrasto daranno dettaglio anche nelle ombre e nelle alte luci ma posso risultare “piatte” e poco incisive.

Nitidezza 

È quanto i micro dettagli possono emergere.

Un errore molto comune è pensare che nelle foto “più nitidezza c’è, meglio è”. Prendendo sempre il Ritratto come esempio, esasperare la nitidezza vuol dire far emergere in modo chiaro tutte le imperfezioni della pelle oltre a creare “artefatti” orribili da vedere.

Luminosità

Come abbiamo visto, la foto deve essere scattata con la corretta esposizione (che non vuole dire necessariamente con l’esposimetro a “zero”) che abbiamo in mente per quella foto ma in post produzione è possibile fare piccolissime variazioni per sistemare la “luce” generale dell’immagine.

Considera sempre il nostro occhio vede una cosa, la macchina un’altra, il display ne mostra una terza ed il passaggio al pc una quarta.

Saturazione 

È quanto sono intensi i colori. In genere, il file che si origina in macchina, soprattutto se si scatta in formato RAW piuttosto che JPG, sono grigini e poco incisivi.

Con i software di post produzione è possibile esaltare o smorzare i colori, tutti insieme o anche separatamente. Anche qui, non opereremo alzando al massimo tutti i livelli altrimenti faremo un vero disastro!

Ritaglio

È un passaggio molto importante.

La foto può essere ritagliata per centrare meglio il soggetto oppure per escludere elementi che ahimè sono entrati nostro malgrado nella foto.

I programmi consentono di mantenere il formato iniziale oppure anche di ritagliare in modo creativo (ottenere una foto verticale da una orizzontale oppure quadrata).

Bene sarebbe già scattare con l’inquadratura giusta ma piccoli ritagli non fanno male a nessuno.

Figura 3 – Mantova, Teatro del Bibiena – la foto a sx è quella nativa della macchina, già non male, ma la post produzione ha permesso di aggiustare la temperatura colore ed esaltare le luci oltre a dare maggiore dettaglio.

Quanto tempo porta via la post produzione?

Altro punto cruciale riguardante il processo di post produzione è quanto tempo dedicarci.

Ovviamente, anche questo è commisurato alla destinazione finale della nostra immagine e può variare di molto.

Presa la giusta dimestichezza con i software in circolazione comunque, già due minuti a foto è una post produzione importante!

Non pensiamo quindi che per sviluppi digitali che non siano lavorativi dobbiamo trascorrere le ore davanti al computer. Questo non lo fanno neppure i ritoccatori di professione. Altro mito sfatato.

Se poi consideriamo che alcuni programmi in circolazione danno la possibilità di applicare la stessa post produzione a più immagini, in pochi minuti possiamo elaborare più immagini e chiudere il discorso.

Figura 4 – l’idea era una foto in bianco/nero quindi allo scatto originale, è seguito in viraggio in BN, un aumento del contrasto e della vignettatura, il tutto in circa un minuto. Il risultato è sicuramente più intenso.

La post produzione è davvero obbligatoria?

Personalmente, la indico come obbligatoria ma se proprio non abbiamo tempo, voglia o possibilità di affrontare questa fase, ragioniamo sul fatto che praticamente tutte le macchine fotografiche hanno la possibilità di pre impostare alcune modalità in fase di scatto (es. paesaggio, ritratto, colori saturi, bianco/nero, scarsa luce, ecc) per ottimizzare e migliorare la fotografia.

Questo, oltre a non essere una vera e propria post produzione fa correre il rischio di lasciare impostata una modalità dimenticandosene e questo altera notevolmente gli scatti futuri.

Programmi gratuiti vs a pagamento

Oggi come oggi le possibilità sono davvero molte e meritano alcune riflessioni.

Al pari della scelta della macchina fotografica, anche per i programmi vale la regola generale che è perfettamente inutile comprare un software di foto ritocco professionale se:

  • non abbiamo tempo da dedicarci;
  • non abbiamo un pc ed un monitor che giustifichi la spesa;
  • ci limitiamo a fare le stesse regolazioni di base che faremmo con un software gratuito.

La macchina più bella non fa le foto più belle se non la sappiamo usare. Il programma a pagamento non fa post produzioni migliori rispetto a quello gratuito se non solo sappiamo usare.

Per un impiego generico quindi, consiglio i software gratuiti ed in particolare View NX che è semplice, intuitivo, leggero e consente di lavorare senza problemi anche sui file RAW, ossia sul formato che, al contrario del JPG, ha molta più “informazione” e consente sviluppi migliori.

Software e post produzione vs App e Filtri

In conclusione, una doverosa riflessione su fotografia e social.

Indiscutibilmente, questi ultimi dominano e hanno riscritto in parte i canoni della Comunicazione ma in minima parte quelli della Fotografia.

Oggi più che mai, complici anche i media, i due mondi (Comunicazione e Fotografia) si confondono e, sebbene abbiano elementi in comune, sono due realtà separate.

Scattare col telefono e applicare un filtro non è fare post produzione, o meglio, è il modo facile e comodo per fare qualcosa che dà l’illusione di fare post produzione.

I programmi deputati, gratuiti o a pagamento che siano, sono pensati per il massimo controllo in ogni situazione e offrono infinite possibilità creative e correttive. I filtri, sebbene molto carini ed in parte con regolazioni varie, rimangono settaggi pre impostati senza considerare anche la qualità e tipologia di file sul quale operano.

Se vogliamo fare fotografia, ragioniamo fotograficamente. Siamo fotografi, non influencer.

Conclusioni

Ora che conosci tutti i segreti sulla post produzione è giunto il momento di prendere la tua macchina fotografica e mettere in pratica i consigli che ti ho dato in questa guida.

Mi raccomando scegli il soggetto che vuoi immortalare, parti già da un’idea di scatto e prova a procedere con la post produzione.

Se ti fa piacere puoi condividere i tuoi scatti con la Community di Cerchio di Giotto 😉

Buona post produzione,
Stefano.

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Gli indispensabili della Fotografia

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