Jackson Pollock e la sua Pittura ad Acrilico

La nascita della pittura acrilica. Il farmacista e il pittore che danza dentro le tele

L’arte, dalle avanguardie in poi, adotta nuovi strumenti e supporti per inventarsi e rivoluzionare quel rapporto con lo spettatore che fino a quel momento si era basato su dei rapporti consolidati.
Occorre aggiungere, senza specificare, che già l’Ottocento aveva posto le basi per il pensiero artistico successivo.

Basteranno tre esempi? Goya, la fotografia e gli impressionisti.

E forse la Pittura ad Olio, a Fresco, a Tempera non era più sufficiente e tenderà sempre più a spostarsi sul piano materico e oggettuale.

Dall’industria all’arte

Il Novecento segna anche l’invenzione del colore acrilico.

La scoperta del colore acrilico è da assegnare a Otto Rohm, di professione chimico e farmacista, che si interessò ad un nuovo procedimento per colorare le pelli nel settore industriale.
Siamo nel 1915 e la prima guerra mondiale è scoppiata da un anno mentre Otto mette a punto una vernice composta da resine e pigmenti. L’invenzione non è dunque da riferirsi all’arte ma alla conceria.

Furono poi i muralisti messicani i primi che utilizzarono i colori acrilici a scopo artistico.
Come il pittore David Alfaro Siqueiros che organizzò nel 1936 a New York un seminario sperimentale sulla pittura acrilica.

Nel frattempo sta cambiando la capitale dell’arte, dall’Europa all’America, da Parigi a New York.
E proprio durante l’evento un altro giovane pittore rimane folgorato da questo nuovo materiale: si chiamava Jackson Pollock

Perché l’acrilico ha fortuna?

Cosa attira tanto interessare verso l’acrilico?

Grazie alla loro composizione, le tinte acriliche non hanno bisogno di diluenti, come accadeva invece per l’olio e l’affresco, ma è sufficiente usare l’acqua. Questo rende più democratica la tecnica e più abbordabile anche da pittori meno accademici.

Si tratta di una fondamentale rivoluzione dell’arte perché allarga il concetto di “artista” e permette a più persone di esserlo. Asciugatura veloce, colori brillanti, resistenza, praticità e adatti a qualsiasi supporto. 

Jackson Pollock e la tecnica del dripping

Jackson Pollock,
Long Island, 1950

Pollock, dagli anni Quaranta, comincerà a sperimentare tutte le potenzialità di questa tecnica soprattutto nella celebre casa di Long Island acquistata grazie ad un prestito di Peggy Guggenheim.

Fu proprio qui che nel 1947 venne ideata la tecnica del dripping.
Il colore veniva versato su delle grandi tele stese sul pavimento direttamente dal barattolo o attraverso pennelli, bastoncini e altri strumenti meno consoni ad un procedimento artistico.

Nel 1950 espone alla Biennale di Venezia al Padiglione americano con tre opere intitolate Number 1, Number 12 e Number 23. Facevano parte della serie Number, rimasta tra le sue opere più famose. Anche questo è un dato significativo.

Le opere, in generale, hanno titoli sempre meno accademici e talvolta rappresentano un numero o addirittura vengono nominate “senza titolo”.
Dal 1951 l’artista tende ad abolire i colori concentrandosi solo sul bianco e sul nero. 

La pittura di azione

La sua produzione può essere ritenuta l’inizio della cosiddetta Action painting perché la sua arte è immediatamente azione secondo la definizione di Harold Rosenberg coniata nel 1952. Cambiano del tutto i parametri canonici dell’opera.

Con Pollock il pittore si fa strumento, diventa il prolungamento del pennello e, attraverso un’azione corporale che assomiglia ad una danza, si muove dentro alla sua opera come un toro si muove nell’arena.
La vernice sgocciola di rabbia, di pulsione, di lentezza, di azione, di moto.

In ordine d’immagine:
Opera Number 1, Opera Number 30, Pavimento del suo studio Pollock nella sua Krasner House

Per la prima volta l’artista guarda la propria tela dall’alto al basso, si muove dentro ridefinendo il concetto di spazio artistico.

A tutti gli effetti quella di Pollock è una pittura corporale.

Esprimersi attraverso la Pittura ad Acrilico

Leggendo e ripercorrendo la vita di Pollock, e di tutti gli artisti a noi famosi o inediti che dopo di lui hanno spostato la Pittura ad Acrilico, percepiamo ed impariamo quanto la sua semplicità di utilizzo e approccio faciliti la raffigurazione della nostra immaginazione, dei nostri stati d’animo e delle nostre passioni.

Tutti, almeno per una volta, dovrebbero provare a lasciarsi guidare dal pennello, lasciare che sia lui ad indicare la strada sulla tela e diventare veramente il suo prolungamento.

Prova anche tu a fare questo semplice esercizio:

Scegli il tuo supporto ideale (tela, carta, parete, pavimento), intingi il pennello su un colore a caso e poi lascia che sia lui, il pennello, a decidere dove e con che intensità applicare il colore.
E poi lascia al pennello la libertà di scegliere il secondo colore, e poi il terzo e poi……..

…..e poi ammira il tuo risultato e condividilo con tutti noi!

Un saluto,
Simone.

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Simone Rega

Simone Rega

Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico d’Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.

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