Domenico Tintoretto ritrae Itō Mancio e il Viaggio in Italia

Ritratto di Diplomazia e globalizzazione tra Italia e Giappone nel Rinascimento Veneziano

Il Doge Niccolò Da Ponte, ritratto da Jacopo Tintoretto

Dopo lo storico viaggio dell’italiano Marco Polo nel Catai, viaggio di conoscenza in Asia durato 24 anni e terminato nel 1295,
nel 1585 il Doge Nicolò da Ponte accoglie a Venezia la prima ambasciata giapponese della storia che fa viaggio in Italia.

L’accoglienza non fu di certo sobria, ad attendere gli ospiti ci fu un carico straordinario di doni composto soprattutto in vetri, specialità della casa Veneziana.

La bottega dei Tintoretto

Si può dire che, questa visita era attesa da 300 anni (da quando Marco Polo fece il suo ritorno in Italia) e un fatto del genere doveva essere testimoniato ed immortalato da una pittura pubblica.

Senza dubbio la Serenissima aveva una folta schiera di artisti pronti a glorificare il doge e l’incontro e, tra tutti i pretendenti la commissione del dipinto celebrativo venne affidata dal Senato a Jacopo Tintoretto, pittore di Stato, per la cifra di 2000 scudi, che a sua volta la riversò sul figlio Domenico.

Il luogo prescelto era la Sala del Maggior Consiglio, dove però fino al 1587 il telero, così chiamato per le grandi dimensioni della tela, non venne realizzato e forse non lo fu mai.

Ora, come succede nei film, vorrei con te lettore ripercorrere assieme questo storico viaggio dal suo inizio, soffermandoci sui temi più a cuore a noi artisti..

La partenza dal Giappone

La delegazione, guidata da Itō Mancio, partì da Nagasaki nel 1582 ed era composta da altri tre giovani nobili, due servi, un tutore e un interprete. La compagnia venne inviata su iniziativa del Padre gesuita Alessandro Valignano e fu nota in Giappone come Ambasciata Tenshou, dal nome dell’epoca in cui si svolse. Il viaggio durò 8 anni e la compagnia fece ritorno in Giappone il 21 luglio 1590.

Un dialogo sulla moda

Il primo marzo 1585, dopo le tappe in Portogallo e in Spagna, la delegazione sbarcò a Livorno dove un cronista del tempo ci segnala che Bianca Cappello, moglie del Granduca di Toscana Francesco de’ Medici, incontrò proprio Itō Mancio e la sua compagnia.

Si narra che la discussione riguardò i kimono, i tessuti e la manifattura giapponese.

Dopo questo incontro, il viaggio proseguì verso il porto di Venezia..

Il ritratto di Itō Mancio

L’ambasciata rimase a Venezia dal 26 luglio al 2 agosto 1585 e proprio a queste date sono da collocare le quattro tele preparatorie di Domenico ovvero i ritratti degli ambasciatori giapponesi.

Dei quattro ritratti, tre sono stati donati, poi venduti e infine perduti, a noi rimane quello di Itō Sukemasu “Mancio” che appare in tutta la sua fulgida giovinezza.

Itō Sukemasu, principe del Kyushu e gesuita giapponese battezzato nel 1580 con il nome di Mancio, a capo della prima delegazione in visita in Europa ad appena 16 anni, fu ritratto su questo piccolo quadro ad olio su tela di piccole dimensioni: 53 per 43.

Il giovane Itō, raffigurato di tre quarti, è ritratto alla moda spagnola del tardo Cinquecento, con cappello nero e gorgiera bianca.

Sul retro dell’opera è presente una iscrizione che raccoglie sinteticamente tutte le informazioni: D. MANSIO NIPOTE DEL RE DI FIGENGA AMB[asciator]E DEL RE FRA[nces]CO BVGNOCINGVA A SUA SAN[tit]A. MCXXCV. DGH 393  

Alla moda europea

Nei disegni realizzati nelle diverse tappe italiane – tra cui Ferrara, Milano, Mantova, Napoli e Genova –  i rappresentanti dell’ambasciata vennero sempre raffigurati enfatizzando le differenze, marcando i tratti somatici e realizzando il primo cliché dell’orientale.

Domenico Tintoretto invece va oltre i resoconti scritti dei cronisti e rappresenta Itō Mancio in modo europeo.

Itō Mancio, attribuito a Domenico Tintoretto

Uno dei primissimi esempi di globalizzazione consapevole e sensibile. Senza la scritta sul retro, di inestimabile valore attributivo, Itō appare un europeo.

È bene precisare che alla fine del Cinquecento anche l’esotismo poteva essere considerata una bizzarria da conservare in un museo personale come accadeva infatti per nani e donne barbute che facevano bella mostra nelle tournée nelle Corti.

Il piccolo quadro ha una enorme rilevanza dal punto di vista artistico, sociale e culturale. Oltre alla documentazione fotografica Domenico Tintoretto, attraverso il tipico ritratto veneziano, ha creato un’istantanea che cattura la personalità e la psicologia del personaggio. 

Le Opere in Mostra

Giusto in questo periodo, fino a fine Febbraio 2020 abbiamo la possibilità di ammirare queste opere e ripercorrere lo storico Viaggio dell’ambasciata Giapponese grazie alla mostra “QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA. Storie di incontri (1585 – 1890)” organizzata dal Mudec – Museo delle Culture di Milano.

Per tua comodità qui sotto le informazioni sulla mostra:

ORARI:
Dal 01.10.2019 al 02.02.2020
lunedì 14.30 – 19.30
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 09.30 – 19.30
giovedì – sabato 09.30 – 22.30 ULTIMO INGRESSO UN’ORA PRIMA

INDIRIZZO:
Mudec – Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano

BIGLIETTI:
Sito Ufficiale MudecTicket24ore.it

Alla prossima Visita Guidata,
Simone.

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Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico d’Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.
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One Comment

  • Leggendo l’articolo che ho trovato davvero tanto interessante, mi piace pensare non alla “globalizzazione” che come la vedo io produce piu’ danni che meccanismi virtuosi, ma piu’ che altro alla sensibilita’ dell’uomo e dell’artista che ha portato quest’ultimo ad approcciarsi alla persona da ritrarre,con rispetto, omaggiando in tal modo la sua visita in Italia. Immagino un dialogo antecedente e magari un sentimento di simpatia personale o semplicemente riverenza (era pur sempre un capo delegazione…) come elementi per cogliere lo spirito della persona.
    Cmq senza questo articolo io personalmente non avrei mai potuto considerarlo piu’ di un ritratto come molti altri. Per questo, grazie😄😄😄! Adesso vorrei tanto andare alla mostra e… non posso!

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