Le mostre del futuro, Matisse, Roma e Plautilla

Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.
Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.

In questo numero:

Come saranno le mostre del futuro? 

Plautilla, unica architetta donna in Europa fino all’Ottocento

Tuttorosso. Matisse e il colore emotivo

Roma e Plautilla. Dentro il capolavoro di Melania Mazzucco 

… e altro (tra parentesi)

Buona lettura 😉
Simone Rega

Dentro il museo. Conoscere a distanza

Le mostre di domani. Voglia di vintage o di futuro?

Cosa accomuna chi ha la passione per l’arte?

Sicuramente le mostre. Per molti è quasi un rito.

Vedere quelle più vicine o della città preferita, organizzare una mezza giornata con tanto di colazione e pranzo, andarci in buona compagnia, fare la fila – ormai rigorosa e controllata – e cominciare una processione curiosa e di grande godimento estetico.

A fine mostra – dopo almeno un’ora e mezza di tante piccole fermate – uno sguardo al bookshop per l’immancabile catalogo che finirà per arredare casa.

Questo rito lo amiamo tanto ma sarà ancora così?

Non appare scontato chiederselo perché la pandemia ha senza dubbio portato a riflettere sul concetto stesso di mostra, sulla sua finalità e se è ancora sostenibile farlo “alla vecchia maniera”.

Per i più nostalgici dell’era pre-covid non può esserci un altro modo di fare la mostra e, in effetti, funziona come per gli oggetti vintage, il fascino lo conservano per sempre.

Ma forse è necessario pensare ad un altro formato.

Più snello, più breve, più economico, più riflessivo, meno antologico, meno opere, meno flusso, meno persone.

Possibile?

Qui si apre il dibattito.

Oltre alla sapiente alchimia tra scienza economica, management ed arte, è proprio al fruitore che deve pensare chi organizza una mostra e la domanda da porsi è:

vogliamo tenere impegnate le persone per due ore e basta, vogliamo esporre un centinaio di opere senza pause oppure far riflettere?”. 

La riflessione comporta un rallentamento e questo lo si può raggiungere solo togliendo: meno opere significa creare un dialogo più intimo con gli spettatori, significa più spazio per far riposare lo sguardo che generalmente è sottoposto ad una costante e mediamente alta attenzione. 

Oltre al formato la mostra del futuro sarà diversa perché non la si vedrà solo come oggetto fisico ma anche come ipertesto: sempre di più i contenuti digitali – di vario genere e attenti all’inclusione sociale dei diversi target di utenti- saranno un valido supporto alle spiegazioni sui cartellini e all’esperienza della mostra. 

E voi come la pensate?

Nostalgici delle vecchie mostre oppure siete aperti ad una nuova tipologia di mostra più asciutta?

Da qui potete accedere all’articolo

Ti racconto. Storie dall’arte

A Roma una mostra su Plautilla architetta

Questa sezione, ormai l’avete capito, vi dà informazioni pratiche e utili per visitare le migliori mostre del momento.

A Roma, presso le Gallerie Corsini, dal 5 novembre sarà possibile conoscere meglio la storia e la figura di Plautilla Bricci, professione architetta

Si tratta della prima monografia dedicata all’artista che segue due anni dopo il meraviglioso studio e romanzo di Melania Mazzucco proprio sull’artista romana.

In realtà la mostra indaga, per la prima volta, la sua produzione grafica e pittorica grazie alla scoperta di documenti inediti e il restauro dei suoi progetti conservati presso l’Archivio di Stato di Roma

Per suggerire quanto questa mostra sia imperdibile si può aggiungere che Plautilla è stata la prima architetta donna dell’Europa preindustriale. Nasce a Roma nel 1616 ed è la figlia di un personaggio istrionico: Giovanni Briccio, poeta, drammaturgo e pittore.

Sarà proprio lui ad avviare Plautilla alla carriera artistica. Le notizie certe sulla sua vita sono davvero poche. A Roma sono documentate di sua progettazione la Villa del Vascello – solo in parte oggi visibile perché danneggiato nel 1849 – e la Cappella di San Luigi dei Francesi.

Fu ammessa anche all’Accademia di San Luca. La professione di pittrice inizia presto e già verso la metà degli anni trenta realizza una Madonna con bambino che sarà fondamentale per la sua intera carriera.

Muore a Roma nel 1705.

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Zoom. Segni particolari

Una stanza tutta rossa. Matisse, il Fauve e il Fanciullo

Gli indizi della precedente newsletter erano davvero semplici.

Il pittore è francese, il titolo dell’opera contiene un colore e viene acquistata da un collezionista russo. Tutto quel rosso non poteva portarvi verso altre direzioni.

La Stanza Rossa, dipinta da Matisse, è infatti conservata presso il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Il dipinto, olio su tela, rappresenta l’opera iconica della cultura Fauves, un momento di passaggio – ma fondamentale – nella carriera artistica di Matisse. 

Siamo nel 1908 e il movimento Fauves vive già una fase di sbandamento.

Infatti, dopo essere nato nel 1905 in occasione del Salone d’Autunno di Parigi, il gruppo di artisti si disgrega in seguito alla grande mostra su Cézanne morto proprio nel 1906 scorporando una parte del gruppo più interessata a quello che sarà il Cubismo.

In realtà non fu mai un vero gruppo perché privo di un programma scritto e di una unità di intenti. Gli artisti che ne facevano parte, tra cui Matisse, sapevano solo di essere contro l’Impressionismo, nell’uso del colore in modo libero ed emotivo, di voler semplificare le forme anche abolendo il principio costruttivo della prospettiva. I colori dovevano essere violenti e brutali, da qui il soprannome di “belve” (dal francese Fauves, appunto). 

Nella Stanza Rossa – o Armonia in rosso – il pittore ci toglie qualsiasi principio di verosimiglianza.

La tavola è rossa, la parete è rossa, così come il paesaggio fuori e pertanto il quadro sembra vivere come di un unico flusso colorato solo di rosso che appiattisce la profondità e la realtà.

Il rosso, colore usato con funzione emotiva e non tecnica, dissolve il mondo materiale e la stanza diventa tutta superficie. La tavola ci appare squadernata e aperta in modo bidimensionale, un po’ come le ultime cene del primo Medioevo e di età paleocristiana. 

Tutto è piatto, a due dimensioni, e tende all’arabesco e al decorativo che per Matisse rappresentano un profondo ricordo d’infanzia ovvero i tappeti e le stoffe che vedeva nel negozio del padre dove aveva cominciato a lavorare.

Questi oggetti sono il suo mondo che si porterà sempre dietro fino all’ultimissima opera del 1954.

Il florilegio e la conoscenza da sarto dei tessuti raccontano di Bohain, del suo paese di nascita collocato nell’Alta Francia.

Qui i tappeti erano prodotti all’interno di grandi fabbriche. Gli animali, come i pesci rossi e gli uccellini blu, sono quelli che si vendevano sempre nel negozio di granaglie del padre.

Siamo solo nel 1908 eppure la sua pittura, pur attraversando vari passaggi che la asciugheranno fino alla soglia dell’astrattismo, è già tutta presente.

Matisse ha compiuto una trasformazione costante ma in costante coerenza facendo della sperimentazione e dello sguardo-fanciullo i suoi strumenti di lavoro.

Matisse è un eterno bambino e lo ritroviamo a ottant’anni che gioca ancora con le forbici e ritaglia le forme dell’infanzia.

Indovinello di questa settimana

I tre indizi per la prossima opera:

Ecco gli indizi dell’opera di cui parleremo nella prossima newsletter.

Vi dico tre parole per farvi indovinare subito: Borgo Sansepolcro, Brera e un uovo appeso.

Storie da sfogliare 

“Per quanto ne sapevo una donna non l’aveva mai fatto”

Un libro che ho letto in agosto e che mi ha tenuto compagnia durante le vacanze nell’entroterra romagnolo. Eppure, ogni volta che affondavo gli occhi nelle sue pagine, il libro mi trasportava subito a Roma.

Melania Mazzucco quando scrive i romanzi storici indossa gli abiti della curiosa e della ricamatrice, attenta ai particolari come una storica di professione utilizzando una scrittura densa e avvolgente che dà volume e spigoli ai suoi personaggi.

Scrivere di Plautilla, architettrice, è anche un modo per scendere nella Roma plebea, quella della peste e della miseria mentre il secolo viene rivestito del bagliore della ricchezza dei papi e dei monumenti di una città in costante crescita.

Seguiamo le vicende di Plautilla, attraversiamo tutte le sue fasi della vita di bambina, ragazza e donna fino alla sua caparbia volontà di diventare la prima architetta della storia moderna.

“Tirar su una casa. Scegliere le tegole del tetto e il mattonato del pavimento. Immaginare facciate, logge, scale, prospettive, giardini. Per quanto ne sapevo una donna non l’aveva mai fatto”. 

E così la seguiremo sul cantiere della Villa del Vascello, a dirigere una squadra di uomini, con il coraggio che l’ha sempre contraddistinta in tutte le spine della sua vita: la famiglia, il padre, l’amore e una grande dedizione per la curiosità.

Tra (parentesi)

Una rubrica dedicata alle vostre curiosità

Inviateci le vostre domande e Simone vi risponderà nella prossima newsletter.

Spesso tra parentesi o tra i riferimenti a margine ci sono le note più curiose e in pochi le vanno a vedere.

Qui invece trovano spazio e trovate spazio voi e la vostra voglia di conoscere.

Alla prossima uscita,
Simone 😉

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