Le modelle dei pittori: amori impossibili leggendari e oltraggiati

Modelle e pittori un connubio sensuale e doloroso, scopriamo la storia delle donne che hanno prestato corpo, volto e anima alle opere più famose della storia. Oggi parliamo di Sandro Botticelli e Simonetta Vespucci.

Valerie, Simonetta o Margherita?

Raffaello, Schiele, Botticelli: artisti il cui nome è destinato a restare eternamente incastonato nella costellazione degli artisti imprescindibili della storia dell’arte. Ma se, invece, dicessimo Simonetta Vespucci, Walpurga – Valerie Neuzil o Margherita Luti  quanto vi suonerebbero familiari questi nomi femminili? Ebbene si tratta delle modelle che hanno ispirato i quadri più importanti di questi pittori. Ne erano talmente e irriducibilmente innamorati da riproporre i lineamenti dei loro amori impossibili – o trattati male – in maniera quasi ossessiva nelle loro opere. Sono stati amori tragici, combattuti, ingiusti, in cui hanno pagato il prezzo più alto sicuramente loro: le donne. A quei tempi essere la modella di un artista significava, per l’opinione corrente, valere poco più di una prostituta. E la reputazione, una volta macchiata, non si poteva riabilitare. In compenso, però, sono diventate oggetto di quadri che milioni di persone ammirano, hanno ammirato e ammireranno: si può dire che in cambio abbiano ricevuto l’immortalità e che la loro avvenenza sia stata congelata per sempre all’apice del loro splendore. Purtroppo non possiamo sapere se – potendo scegliere – avrebbero scelto la felicità e l’amore nelle loro brevi vite, oppure la fama eterna.

Simonetta Vespucci: la “senza pari”, storia di un quasi amore che è diventato leggenda

Vi presentiamo la donna che avrebbe ispirato la Venere del celebre quadro “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli, oltre ad altre sue opere fra cui la “Primavera” in cui venne sarebbe stata rappresentata nei panni di Flora. Nata in Liguria nel 1453 Simonetta è stata una delle nobildonne italiane più famose del Rinascimento. Visse solamente 23 anni ma la sua avvenenza le regalò una notorietà incredibile: si diceva che la Vespucci fosse la donna vivente più bella d’Italia. Talmente bella che – leggenda vuole – Botticelli la “usò” come ideale archetipico di grazia per la sua Venere e gli uomini più potenti del periodo se la contesero nonostante fosse sposata.

Lorenzo il Magnifico e Giuliano De’ Medici

Nel ventaglio dei suoi estimatori si annoverano anche Lorenzo e il fratello minore Giuliano De’ Medici che per lei scrissero sonetti e organizzarono tornei. A sedici anni venne data in sposa a Marco Vespucci, lontano cugino del navigatore Amerigo Vespucci, un matrimonio di interesse al quale prese parte tutta l’aristocrazia ligure. Marco proveniva infatti da una potente famiglia di banchieri fiorentini e portò nella città toscana che fu epicentro del Rinascimento la bellissima Simonetta.

L’ossessione

Da qui in poi la storia certa e documentata termina, non è infatti possibile stabilire con certezza se tra Botticelli e Simonetta ci fu una relazione amorosa: molte furono le congetture in merito. Nel 1464 il padre del pittore aveva acquistato una casa vicina alle abitazioni della famiglia Vespucci, nel quartiere di Borgo Ognissanti. L’artista visse quindi a stretto contatto con la bellissima Simonetta, i buoni rapporti tra le due famiglie sono documentati da alcune commissioni che i Vespucci fecero a Botticelli. E’ dunque possibile, anche se non certo, che Simonetta divenne musa ispiratrice di Sandro, di certo nell’opera del pittore è innegabile notare un fenotipo estetico che ritorna spesso: come se stesse dipingendo sempre la stessa donna.

Morte prematura

La morte prematura di questa fanciulla la fece diventare una sorta di ideale leggendario per poeti e artisti del periodo che iniziarono a venerarla. Capofila dell’idealizzazione verso Simonetta fu proprio Lorenzo il Magnifico che, in occasione della sua morte, scrisse dei versi immaginando che la nobildonna si aggiungesse alle stelle del firmamento. “O chiara stella che co’ raggi tuoi / Togli alle tue vicine stelle il lume, / Perché splendi assai più del tuo costume? / Perché con Febo ancor contender vuoi? / Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi / Morte crudel, che omai troppo presume, / Accolti hai in te: adorna del lor nume, / El suo bel carro a Febo chieder puoi. / O questo o nuova stella che tu sia, / Che di splendor novello adorni el cielo, / Chiamata esaudi, nume, e voti nostri: / Leva dello splendor tuo tanto via, / Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo, / Senz’offension lieta ti mostri”.

Sepolti vicino

Resta infine un particolare, che ha definitivamente alimentato la leggenda, ovvero la presunta richiesta di Sandro Botticelli di essere sepolto ai piedi della tomba della Vespucci. I due, effettivamente, sono sepolti nella chiesa di Ognissanti a Firenze, il motivo però rischia di essere meno romantico di quanto si creda. Le tombe di famiglia di entrambi si trovano infatti in quella chiesa. Snocciolate tutte le ipotesi ognuno può tirare le proprie somme e decidere di credere alla casualità o al romantico sogno di un amore che neppure la morte ha separato.

 

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