Zoom su Rembrandt, Dante e Giotto, il duomo di Modena e Lautrec in un romanzo

Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico d’Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.
Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico d’Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.

Oggi voglio condividere con te la nuova uscita della Newsletter sull’Arte.

In questo numero:

Grandi ingrandimenti. Rembrandt da vicinissimo  

Giotto e Dante, la rivoluzione del realismo

Lanfranco e Wiligelmo, il cantiere del duomo di Modena

Toulouse-Lautrec e Montmartre in un romanzo  

… e altro (tra parentesi)

Buona lettura,
Simone Rega 😉

Dentro il museo. Conoscere a distanza

Un quadro come non l’avete mai visto. Dentro la Ronda di Rembrandt

Più che dentro al museo questa volta vi porto dentro l’opera.

Come la pensate se da casa fosse possibile visionare un quadro tanto ma tanto meglio rispetto in presenza? 

Sappiamo bene che la fruizione delle opere d’arte non è semplice – questo anche e soprattutto prima della pandemia. Tante persone, traiettorie diverse, educazioni diverse (quante volte ci passano davanti mentre stiamo guardando un quadro?) e alcuni limiti fisici e di sicurezza che non consentono di avvicinarsi troppo all’opera.

Non per una diretta conseguenza di quanto detto ma per una fruizione diversa e di supporto, molti musei stanno attuando la digitalizzazione del loro patrimonio. Questo permette non solo una visione migliore – pensate all’impossibilità di cogliere i dettagli inarrivabili della Cappella degli Scrovegni o della Sistina – ma soprattutto di fornire agli studiosi e ai curiosi un materiale più adatto alla ricerca e ad una consultazione più lenta. I dettagli non sono un dettaglio e fanno la differenza. 

L’ultimo esempio di questa modalità che vi riporto è la fotografia a 44,8 gigapixel della Ronda di Notte di Rembrandt, conservato all’interno del Rijksmuseum di Amsterdam.

Questa azione fa parte della Operation Night Watch, un ambizioso progetto di studio e restauro del dipinto che ha dovuto interrompersi durante il lockdown.

In realtà la fotografia è stata realizzata per permettere agli studiosi, nonostante il lavoro a distanza, di continuare a svolgere le operazioni di ricerca. 

Possiamo dire che uno strumento realizzato per l’esigenza della pandemia potrà essere utile anche “dopo” perché in linea con la digitalizzazione delle opere d’arte. 

Forse occorre solo che accettiamo di avere dei limiti e che forse la visita alle mostre e ai luoghi d’arte non potrà più avvenire come vent’anni fa né come all’epoca del Grand Tour.

Il limite della visione va accettato e impostato come sfida per fornire agli spettatori degli strumenti per migliorare la fruizione. Sempre con il mantra che la tecnologia è un supporto pratico e utile mentre fine a se stessa rischia di creare l’ennesima app che passata la moda finisce nel dimenticatoio.    

L’opera ve la spiego nella prossima newsletter nella sezione “ti racconto”.

Mentre vi lascio sotto il link in cui poter visionare “da vicinissimo” l’opera. Mi raccomando, fate molti zoom! 😉

DA QUI POTETE ACCEDERE ALLA VISIONE DELL’OPERA

DA QUI POTETE ACCEDERE AL MUSEO RIJKSMUSEUM
CLICCA E VAI AL MUSEO

Ti racconto. Storie dall’arte

Giotto e Dante, rivoluzioni di realismo

L’autunno è la stagione perfetta per le gite fuori porta combinando la buona cucina con l’arte.

Vi segnalo una mostra a La Spezia che unisce due immensi personaggi, Dante e Giotto.

Il Museo Amedeo Lia ospita dal 2 ottobre al 19 dicembre 2021 una mostra-dialogo che unisce le produzioni letterarie a quelle pittoriche del Trecento. 

A fare da “prima pietra” della mostra è il Santo Stefano di Giotto in prestito dal Museo Horne di Firenze.

Il dipinto – tempera e oro su tavola – è databile tra il 1320 e il 1325 ovvero nell’ultima produzione giottesca ma ancora lontana rispetto alla morte avvenuta nel 1337. Idealmente ci troviamo nella fase successiva alla Cappella Bardi nella Chiesa di Santa Croce a Firenze.

La figura, riconoscibile dai sassi sulla testa, è di un’eleganza e raffinatezza che raggiungono le vette della pittura di Giotto e avvicinabile alle opere successive di Simone Martini. Il libro rosso che tiene in mano presenta decorazioni ad oro zecchino. La veste è descritta con molta cura: i ricami al collo, al petto, ai polsi. Le pieghe sono talmente realistiche da superare la sua datazione e portarci direttamente nel Quattrocento.

Mi sono soffermato su quest’opera per farvi capire fin dove arriva la ricerca artistica di Giotto che ha gettato le basi anche per il secolo successivo.

La mostra si compone di una serie di dipinti provenienti da Firenze e da Castelfiorentino coinvolgendo Cimabue, più giovane di una generazione rispetto a Giotto e Dante e che morirà nel 1302 quando il poeta si trova in esilio. Altri pittori presenti sono Lippo di Benivieni e Bernardo Daddi, uno dei migliori allievi di Giotto. 

Proviamo a leggere meglio le due figure attraverso le date.

Giotto nasce nel 1267 mentre Dante solo due anni prima. Giotto muore nel 1337 e ha avuto modo di apprendere della morte del poeta avvenuta nel 1321, ben sedici anni prima.

Non è stato un semplice giochino di date ma credo possa dimostrare – semmai ce ne fosse bisogno – quanto Dante e Giotto siano uomini del loro tempo a tutti gli effetti. Entrambi stanno avviando due rivoluzioni storiche, non credo all’insaputa l’uno dell’altro.

Giotto sta spingendo la pittura verso il Quattrocento consegnando un’eredità incredibile: i santi acquistano fisicità e volumetria, sono corpi veri che aumentano l’immedesimazione del fedele, le architetture sono scatole vere, misurabili, profonde e che riproducono lo spazio che gli uomini e le donne vivono tutti i giorni ovvero quelli domestici.

Dante fa la stessa cosa con la scrittura. Il suo modo di scrivere è fulmineo, un lampo di terzine che descrive un personaggio, una dovizia di particolari nel raccontare gli astri e gli inferi tanto da far sorgere una nomea di negromante. E poi i sentimenti, le paure, le malefatte e i più infimi inganni di uomini e donne che diventano nudi nei confronti dei lettori.

Il realismo – o meglio il verismo – che entrambi mettono in campo è qualcosa di troppo potente perché non venga messo in relazione e perché non sia in grado di generare risposte e influssi da parte di altri scrittori e di altri pittori.

Non è che l’inizio.

Il Trecento è un secolo magnifico che ha gettato una serie infinita di semi che germoglieranno nei secoli successivi.  

Aggiungiamo un’ultima cosa.

C’è un effettivo punto d’incontro tra i due. Giotto realizza il ritratto più antico che abbiamo di Dante e si trova nel Museo del Bargello – allora il Palazzo del Podestà – all’interno della Cappella della Maddalena. Proprio in quel palazzo dove il 30 marzo del 1320 Dante viene condannato all’esilio definitivo.

Da qui potete accedere alla Video Mostra

DA QUI POTETE ACCEDERE AL SITO DELLA MOSTRA

CLICCA E VAI ALLA MOSTRA

Zoom. Segni particolari

Lanfranco, Wiligelmo e i maestri campionesi. Il cantiere del duomo di Modena mille anni fa

Gli indizi parlavano praticamente in modenese ed era impossibile sbagliare.

Si tratta del Duomo di Modena fondato il 26 maggio 1099 come si evince dalla lapide murata all’esterno dell’abside maggiore. Viene indicato il nome del magister Lanfranco, architetto di età romanica e che ad oggi risulta attivo solo per il duomo, unica sua opera certa. 

La Relatio translationis corporis Sancti Geminiani è un testo anonimo del 1106, attribuito ad Aimone, nel quale si raccontano le vicende relative alla costruzione del duomo. Nel manoscritto Lanfranco viene ricordato come responsabile del progetto e citato come “Lanfrancus architector“.

In una miniatura del manoscritto viene rappresentato con vesti ricche rispetto a quelle umili degli operai e con la verga del comando in mano dirige i lavori per lo scavo delle fondamenta. 

Vista dunque l’alta dignità intellettuale che viene comunicata non è da escludere che Lanfranco fosse già un maestro rinomato al momento della realizzazione del cantiere di Modena. 

Il duomo venne costruito in sostituzione della chiesa precedente terminata solo trent’anni prima. Fu fortemente voluto dalla popolazione e non solo da parte del vescovo.

La vecchia cattedrale doveva trovarsi in posizione sfasata rispetto quella nuova ovvero aveva le absidi dove oggi si trova la facciata e la prima parte della navata.

Lanfranco viene a Modena accompagnato da un gruppo di lapicidi e muratori conosciuti come i Maestri comacini, proveniente dall’area del lago di Como e del Canton Ticino. Questi maestri erano molto abili nelle rappresentazioni di figure di animali e umane, caratterizzate le ultime da un aspetto tozzo e poco realistico. Maggiore è invece la loro maestria nel raffigurare gli animali e gli intrecci vegetali. Se il rilievo è abbastanza piatto e stilizzato tuttavia facevano ampio ricorso all’uso del trapano per creare un netto distacco con lo sfondo, di profondità fissa, e per dare effetti di chiaroscuro. 

Oltre a Lanfranco troviamo citato anche Wiligelmo, indicato sulla lapide presente sul lato opposto della chiesa. Non solo si occupò del cantiere in quanto scultore ma addirittura come architetto e quindi affiancò lo stesso Lanfranco suddividendosi il lavoro tra facciata (Wiligelmo) e absidi (Lanfranco).

Il cantiere proseguì con due modalità in parallelo: la demolizione della vecchia chiesa e la costruzione di quella nuova. Nel 1106 la costruzione era già coperta e si procedette alla traslazione del corpo del Santo Patrono nella cripta della nuova chiesa, ovviamente con cerimonia solenne alla presenza di papa Pasquale II, vescovi, abati e della stessa Matilde di Canossa.

Due anni dopo la morte di quest’ultima, nel 1117, l’area padana fu sconvolta da un terremoto che tuttavia non causò danni al duomo. 

Non tratteremo nell’articolo la storia dell’intera chiesa perché si rischierebbe di costruire troppo in sintesi una storia lunghissima e ricca di dettagli.

Mi sono concentrato sulla parte del cantiere e sull’ingaggio di Lanfranco, di Wiligelmo e dei maestri comacini. Un aspetto da non tralasciare è senza dubbio la facciata a salienti che rispecchia la forma e la divisione interna a tre navate. Due paraste dividono la facciata in tre campiture.

Al centro è collocato il portale maggiore con protiro retto da due leoni stilofori e edicola a due piani. Sulla facciata sono collocati i pannelli che raccontano e decorano a bassorilievo le Storie della Genesi scolpite da Wiligelmo

La nuova chiesa al tempo di Wiligelmo e Lanfranco era priva dell’iconico rosone che verrà aggiunto nel XIII secolo assieme ai due portali laterali che comportarono lo spostamento dei pannelli di Wiligelmo in posizione più alta rispetto a quelli centrali.

A questo punto non vi resta che dirigervi a Modena e osservare da vicino il Duomo.

DI SEGUITO POTETE CONSULTARE IL SITO UFFICIALE DELLA CATTEDRALE

Indovinello di questa settimana

I tre indizi per la prossima opera:

Ecco gli indizi dell’opera di cui parleremo nella prossima newsletter.

Il pittore è francese, l’opera è datata fine Ottocento e mostra una figura di spalle, una delle caratteristiche del suo stile.

Se vi dico anche il museo dove è collocato diventa troppo facile (era una stazione ferroviaria!).

Storie da sfogliare 

Lautrec, da rampollo ad artista libero e libertino

Forse non c’è pittore più sensibile, sfrontato e insieme coraggioso come Henri de Toulouse-Lautrec

Nato da una delle famiglie più prestigiose di Francia – si considerava infatti discendente di Raimondo V conte di Tolosa che prese parte alle Crociate – Henri ha dovuto convivere con una serie di problemi fisici che ne impedirono la crescita normale.

Dall’età di dieci anni si scoprì che soffriva di una deformazione ossea congenita. Forti dolori, cadute, rotture, fratture al femore, altre cadute. Eppure Henri si è sempre rialzato.

Grazie ad un padre comprensivo Henri ha potuto proseguire la strada che si era scelto: la pittura.

Ben presto però si accorge che il mondo accademico non lo accetta e allora troverà altre persone e altre mondi che lo accetteranno.

Nel 1884 fondò un proprio atelier a Montmartre. La vivacità dei cabaret, le case di tolleranza, i cafè, i pittori, le modelle e un brulicare continuo di idee.

Pierre La Mure ci racconta la storia di colui che doveva essere un rampollo di una nobile famiglia e invece si dimostrerà essere uno dei più incredibili e liberi pittori dell’Ottocento francese.

Insieme a lui, nelle pagine del romanzo, prenderà vita la Parigi di fin de siécle e la sua schiera di personaggi. Un romanzo storico che sono convinto vi porterà a saperne di più anche su Lautrec pittore e cercherete subito se verranno organizzate a breve delle mostre dedicate.  

Intanto vi consiglio la lettura di Moulin Rouge, edito da Meridiano Zero nel 2016.

Tra (parentesi)

Una rubrica dedicata alle vostre curiosità

Inviateci le vostre domande e Simone vi risponderà nella prossima newsletter.

Spesso tra parentesi o tra i riferimenti a margine ci sono le note più curiose e in pochi le vanno a vedere.

Qui invece trovano spazio e trovate spazio voi e la vostra voglia di conoscere.

Alla prossima uscita,
Simone 😉

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