La magia dei Borghi, 3 tesori d’oro italiani e Alfons Mucha con Estate

Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.
Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.

In questo numero:

Il museo come luogo sociale e inclusivo 

Consigli per l’estate. Visitate Siena e la collezione Piccolomini Spannocchi 

La risposta era… Venere che benda Amore 

L’arte contemporanea spiegata “a tuo marito”

… e altro (tra parentesi)

Buona lettura 😉

Simone Rega

Dentro il museo. Conoscere a distanza

La Fantasia può far vedere meglio la realtà

Sarà l’estate delle vacanze di prossimità e della riscoperta delle bellezze italiane?

Forse lo è sempre stato ma sicuramente dal 2020 i mesi estivi sono diventati per noi italiani un’occasione per conoscere meglio il nostro territorio e non parlo solo di scambi nord-sud oppure in riviera romagnola o verso la Puglia e la Sardegna.

Sto parlando dei borghi, un patrimonio non urlato, di autentiche gemme, di tesoriche vi ruberanno il cuore, di luoghi anche con meno di mille abitanti e con il setting che preferite.

Montagna, mare, colline, lago e fiume.

Non vi suggerisco delle mete in particolare, né vi svelerò la mia di meta (sì ho scelto un borgo, anzi due, per passare le mie vacanze).

Però vi posso suggerire un bellissimo portale per scegliere il borgo che fa per voi.
In realtà questo primo articolo voleva essere anche più serio di così e parlare di come un borgo si possa raccontare oggi, di come la sua comunicazione diventi un modo per farlo conoscere.

I Borghi animati. L’Italia come non l’avresti mai immaginata” è il progetto vincitore di “Viaggio in Italia”, il contest lanciato dal Ministero della Cultura in collaborazione con Invitalia.

L’obiettivo è di promuovere un turismo lento e mirato attraverso l’illustrazione.

Le nostre regioni sono ricchissime di leggende antiche, di tradizioni e di personaggi che, in genere, aspettano solo di essere scoperti. Proviamo a cambiare linea di pensiero, proviamo a raccontare un borgo e la sua leggenda, proviamo a promuoverlo come destinazione per un turismo più dedicato e lento.

Scoprire una storia, viverla in una città e rimanendo immersi tra le sue bellezze è un’esperienza che vi porterete sempre con voi perché vi vede protagonisti attivi, curiosi e poi custodi di una conoscenza.

Nella prossima newsletter o a settembre fatemi sapere dove siete stati/e e la storia che avete scoperto!

DA QUI POTETE ACCEDERE AL VIDEO E ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

DA QUI POTETE SCEGLIERE IL BORGO PER LA VOSTRA VACANZA
www.e-borghi.com

Ti racconto. Storie dall’arte

Medagliere Unesco Italia. Il mese d’oro

Luglio 2021.

Sì, sono partite le Olimpiadi di Tokyo e nello stesso periodo, ma su un tavolo diverso, si sono vinte delle medaglie incredibili.

L’Italia in successione ha visto accrescere la propria lista di tesori protetti dall’Unesco.

Padova, Montecatini Terme e i portici di Bologna.

La 44° sessione del World Heritage Commitee dell’Unesco svoltasi a Fuzhou in Cina ha visto alcune decisioni importanti per quanto riguarda il patrimonio italiano. Con queste tre new entry salgono a 58 i siti Unesco in Italia.

Padova ha proposto l’iscrizione come “sito seriale” che comprende diversi edifici tutti legati alla tecnica pittorica dell’affresco e al periodo del Trecento conservati in otto edifici della città tra cui spiccano la Cappella degli Scrovegni e il Palazzo della Ragione.

Nel corso del XIV secolo, oltre a Giotto, hanno realizzato i loro capolavori Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Così si legge nella dichiarazione:

“Il gruppo di artisti in cerca di innovazione, riuniti a Padova, favorì allo stesso tempo uno scambio di idee e un know-how che portò a un nuovo stile nell’affresco. Questo nuovo stile non solo influenzò Padova per tutto il XIV secolo, ma costituì la base ispiratrice per secoli di lavori di affresco nel Rinascimento italiano e oltre”.

Oltre a Padova Urbs picta è stata la volta della Toscana con Montecatini Terme.

In questo caso si tratta di un sito transnazionale chiamato The Great Spas of Europe e include altre undici stazioni termali situate in sette nazioni: Baden bei Wien (Austria), Spa (Belgio), il “Triangolo Boemo” composto da Karlovy Vary, Františkovy Lázně e Mariánské Lázně (Repubblica Ceca), Vichy (Francia), Bad Ems, Baden-Baden e Bad Kissingen (Germania), Montecatini Terme (Italia) e Bath (Regno Unito).

E poi è stata la volta di Bologna e dei suoi portici.

Il motivo?
Sono stati riconosciuti come “un elemento identificativo della città di Bologna, sia dalla comunità che dai visitatori, e sono un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate”. Un sito specifico e lungo ben 42 km.

In realtà non si tratta di tutti i portici ma di alcuni tratti selezionati per un totale di 12 tra quelli centrali e quelli periferici. Avete tanti validi motivi per visitare i nuovi tre siti Unesco italiani.

Buone vacanze!😉

DA QUI POTETE ACCEDERE ALL’ARTICOLO SU PADOVA E MONTECATINI

DA QUI POTETE ACCEDERE ALL’ARTICOLO SU BOLOGNA

VAI ALL’ARTICOLO

Zoom. Segni particolari

Le donne di Mucha e la grafica pubblicitaria di fine Ottocento

Gli indizi della precedente newsletter erano davvero semplici semplici, praticamente la risposta era già data.

Si tratta di Alfons Mucha con Estate.

Mucha è uno dei pittori che più hanno rappresentato l’Art Nouveau e che hanno posto le basi per la comunicazione grafica e pubblicitaria di oggi.

Nasce nel 1860 in Moravia quando Monet aveva vent’anni e Van Gogh ne aveva sette. Giovanissimo comincia a disegnare il mondo naturale intorno a lui.

A 18 anni presenta domanda d’iscrizione per l’Accademia di Belle Arti di Praga ma non viene ammesso.

Così si trasferisce a Vienna dove lavora come pittore per scenografie teatrali e ci rimane per due anni. Nella cittadina morava di Mikulov entra nella cerchia del conte Karl Khuen-Belasi che gli commissiona la decorazione dei suoi castelli in Moravia e nel Tirolo.
Mucha frequenta la sua biblioteca sterminata e raffinata dove apprende l’arte di Delacroix e Doré.

Nel 1885, proprio grazie al conte, riesce a entrare nell’Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera. Poi, come per ogni artista che voleva mettersi alla prova, fu la volta di Parigi.

Per un primo periodo riesce a sostenersi grazie agli aiuti finanziari del conte fino al 1889 quando comincia a lavorare come illustratore per diverse riviste pubblicitarie. Ormai Mucha è inserito nei circoli parigini, conosce e frequenta Gauguin e Colarossi, suo insegnante presso l’Académie da cui prese l’amore per il Giappone e il giapponismo.

Ci fu un’opera della svolta, quella che cambiò per sempre la vita di Mucha.
In questo caso si tratta di un’opera e di una persona, Sarah Bernhardt, che la rappresentò in un poster pubblicitario per il dramma Gismonda, anno 1894.

Fu proprio lei a stipulare con il pittore un contratto della durata di 6 anni – fino al 1900 – con il quale lui si impegnava a realizzare disegni, manifesti, scenografie, gioielli e costumi nonché essere il suo consulente artistico.
Nel 1896 realizza proprio Estate, l’opera di cui vi ho fornito gli indizi.

E infatti furono i manifesti a renderlo talmente famoso da essere richiesto come un artista pubblicitario di oggi.
Le opere di Mucha non erano pensate per i musei ma per essere affisse nelle bacheche di strada, per gli occhi dei passanti.
Ecco quindi l’uso di colori sgargianti, grafia e font molto prepotenti, caratteri in grassetto per risaltare meglio.

Si può parlare di vera e propria pubblicità perché, oltre al mondo dello spettacolo, i suoi disegni promuovevano prodotti come birre, biciclette, saponette, cioccolata, polvere per il bucato e sigarette.

Mucha pone le basi per la vendita moderna.

Il nome del prodotto c’è ma viene inserito in modo discreto, con poche parole. Il resto del manifesto, sempre con formato in verticale, viene invece riempito di ornamenti e composizioni dove al centro trova spazio una figura femminile ammaliante.

Lo sguardo del passante quindi viene dapprima catturato dalla bellezza del soggetto e poi cade anche sul prodotto e sulla frase utilizzata, veloce come uno slogan, facile da ricordare.

Meglio spendere due parole in più sul rapporto tra prodotto commerciale e l’immagine della donna.
A quel tempo usare una donna per una pubblicità di prodotti solo maschili non ha lo stesso effetto di oggi.

Infatti nella società di fine Ottocento molte attività erano precluse alle donne come il solo utilizzo della bicicletta ad esempio.

Quindi rappresentare una donna mentre fuma o beve alcolici significava attuare una rivalutazione femminista in cui la donna poteva utIlizzare gli stessi prodotti dell’uomo e fare le stesse cose dell’uomo senza essere sminuita oppure erotizzata.

Così le immagini proposte da Mucha risultano molto diverse dalla pubblicità di Mamma Rai che raccontavano il boom economico degli anni Sessanta e un fare casalingo tutto e solo al femminile.

Fatemi sapere però anche il vostro parere.

Indovinello di questa settimana

I tre indizi per la prossima opera:

Ecco gli indizi dell’opera di cui parleremo nella prossima newsletter.

Vi posso assicurare che basterebbe vedere il dettaglio proposto e basta, senza aggiungere indizi, per capire di che artista stiamo parlando.

Però, per facilitarvi il compito, due cose ve le dico. Nasce a Napoli nella metà dell’Ottocento, è stato scultoredisegnatore e orafo.

Non ha mai studiato, si è formato da sé e quel tratto della bocca aperta è proprio una sua caratteristica.

Storie da sfogliare

Questo potevo farlo anch’io? Ah sì? Provate!

Questa volta vi consiglio qualcosa di diverso, legato ai miei ricordi di Parigi – che quando affiorano è difficile rituffarli giù – e a dei colori che portano già verso l’autunno.

Si tratta di un libro monumentale per chi ama il fotografo Eugène Atget.

Nel 1885 entra a far parte di una compagnia teatrale ma dovette abbandonare le scene a causa di un problema alle corde vocali. Allora si dedica alla pittura e soprattutto alla fotografia.

Tra il 1896 e 1897 comincia il suo girovagare curioso tra le strade di Parigicatalogando tutti gli arrondissement.
Vende le sue opere direttamente ai passanti fino a che la Biblioteca Nazionale di Parigi non si accorge del suo grande lavoro e acquista l’intera collezione.

Negli anni venti smette di fotografare, le sue condizioni economiche e della moglie Valentine sono sempre al limite fino al peggioramento degli ultimi anni. Prima muore lei nel 1926 e un anno dopo lui.

Berenice Abbott lo definisce “il Balzac della fotografia” e la sua fortuna fu tutta postuma.

Vi consiglio di prendere questo libro o comunque una raccolta di sue fotografie, di vedere se è disponibile in prestito nella vostra biblioteca a voi più vicina.

Andate lenti nella visione, entrate con gli occhi e con la mente in quegli scatti di fantasmi, poche le presenze umane, pochissime.

Viene inserito nel movimento surrealista, gli anni sarebbero anche quelli, e io l’ho inserito nella mia tesi proprio come il fotografo del Surrealismo.

Quello che scatta Atget è un mondo che può sembrare onirico tuttavia è asettico, l’obiettivo è un bisturi che taglia la realtà, la rende reale due volte e per questo ci sembra straniante. Provate!

Questi i riferimenti del libro in questione: Atget, Paris. Hazan 2003.

Ma lo trovate anche nell’edizione Taschen più economica.

Tra (parentesi)

Una rubrica dedicata alle vostre curiosità

Inviateci le vostre domande e Simone vi risponderà nella prossima newsletter. Spesso tra parentesi o tra i riferimenti a margine ci sono le note più curiose e in pochi le vanno a vedere. Qui invece trovano spazio e trovate spazio voi e la vostra voglia di conoscere.

Alla prossima uscita,

Simone Rega

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