Il museo-condominio, Mike Stilkey, l’Artista del Sublime e Christopher Moore

Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.
Simone Rega
Simone Rega
Appassionato d’arte dalla nascita, Simone è Storico dell'Arte, Operatore Culturale, Guida turistica e Blogger d’arte di Mantova.

In questo numero:

Il museo-condominio. L’esperimento visionario compie 5 anni 

Mike Stilkey, l’artista che salva i libri 

La risposta era… Caspar David Friedrich, l’artista del sublime 

Lucien, fornai di Montmartre e pittore alle prese con il colore blu

… e altro (tra parentesi)

Buona lettura 😉

Simone Rega

Dentro il museo. Conoscere a distanza

E se i musei fossero già dentro i nostri condomini?

Vedere una mostra comprende una certa ritualità.

Spostarsi con diversi mezzi, cambiare città, prendersi mezza giornata libera, magari prepararsi e acquistare il catalogo alla fine.

Tutto questo come può cambiare? A Torino, nella zona di Porta Palazzo il civico 16 di via della fucina si è trasformato in un condominio-museo.

Si tratta del primo esperimento internazionale ed è stato iniziato nel 2016 da Kaninchen-Haus da un’idea dell’artista Brice Coniglio. Al centro di questo progetto c’è la residenza per artisti. Per scovarli è stata necessaria una call alla quale hanno risposto in oltre 400 da tutto il mondo.

I vincitori sono stati scelti dagli stessi abitanti del condominio. La struttura è composta da 53 appartamenti, circa 200 persone, di ogni nazionalità.

Fin qui sembra un mondo ideale ma in realtà si il condominio-museo è il risultato di un percorso che ha visto la partecipazione dei residenti, la presenza di curatori e professionisti che hanno saputo coinvolgere, formare e trasmettere. 

Nasce così un luogo tra pubblico e privato che si apre all’arte come fenomeno condiviso, di estetica quotidiana e di produzione culturale. Da uno dei palazzi più degradati a fabbrica dell’arte che rappresenta l’espressione di una comunità. La sua funzione era già presente nel nome.

Una fucina, d’arte

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Ti racconto. Storie dall’arte

I libri salvati che diventano un’opera pubblica

I libri si acquistano, si leggono, si rileggono e arredano la casa in un variopinto mix di forme e colori. Ma c’è qualcuno che non si accontenta di questo e usa i libri come oggetti per formare un prodotto artistico.

Si chiama Mike Stilkey. Nasce nel 1975 in California in un contesto famigliare per nulla semplice. La sua voglia di libertà lo porta a coltivare la passione per lo skateboard, tutta velocità, pericolo e rischio. Una serie di infortuni ne compromette una carriera da professionista.

Così la sua passione la veicola nell’arte. Prima dipinge sulla carta vintage, poi sulle copertine dei dischi e infine arriva la svolta. Usare l’insieme dei  dorsi dei libri come una grande tela. Si potrebbe definire un artista ecologico o green perché Mike lavora solo con i libri abbandonati o recuperati nei cassonetti dei rifiuti. Non viene impiegata una sola tecnica: si passa dall’acrilico agli inchiostri di china, dalle matite colorate agli smalti.

Le opere, dapprima di piccola o modesta dimensione, si sono trasformate in opere pubbliche di grandissimo formato, addirittura allestite in piazza. 

L’elenco delle città che ospitano le sue opere è lunghissimo: Texas, California, Filippine, Los Angeles, New York, New Jersey e Alabang nelle Filippine. 

Zoom. Segni particolari

Friedrich il pittore del sublime

Il dettaglio proposto nella scorsa newsletter era veramente facile perché bastava anche un solo centimetro quadrato per riconoscere l’opera. Il mare di ghiaccio di Caspar David Friedrich, realizzato ad olio su tela tra il 1823 e 24 e collocato nella Hamburger Kunsthalle ad Amburgo.

Ce la immaginiamo sempre di grandi dimensioni e invece ha un formato di 98 x 128 cm

I ghiacci e la loro pericolosità aguzza sono i protagonisti dell’opera. Eppure sulla destra si vede il relitto di un’imbarcazione scura, rimasta impigliata chissà da quanto tempo.

I ghiacci appuntiti, alzati come a causa di una furente tettonica, increspano la superficie che diventa inospitale se non per la stessa natura. Le lastre diventano architetture, monumenti, totem al silenzio. Quella nave sconfitta rappresenta la vittoria della natura, la sua bellezza sublime anche nella pericolosità, anche quando può essere mortale.

Non si tratta di una nave qualsiasi. Come si vede dall’iscrizione riportata nel dipinto, è la HMS Griper, una delle due navi che parteciparono alle prime spedizioni al Polo Nord, guidate dall’ammiraglio William Edward Parry. 

Friedrich aveva visto davvero quel ghiaccio. Infatti recandosi vicino a Dresda aveva ritratto dal vero i banchi che si erano formati sul fiume Elba.

Molto probabilmente quei ghiacci vennero usati anche nell’opera in questione. Il lavoro di Friedrich non doveva essere singolo ma pensato come un pendant, un’opera doppia. Infatti la commissione era venuta dal collezionista Johann Gottlob von Quandt che aveva richiesto due opere, una per il Nord e l’altra per il Sud. Friedrich si occupò del freddo nord dei ghiacci. 

Indovinello di questa settimana

I tre indizi per la prossima opera:

Ecco gli indizi dell’opera di cui parleremo nella prossima newsletter. Si tratta di un olio su tela, datato 1911, prodotto a Parigi ma proveniente dalla tradizione ebraico-russa. Avete proprio tutti gli elementi per fare giusto anche al primo tentativo. 

Storie da sfogliare

Quando un colore diventa il protagonista di un romanzo

Sacré Bleu è un romanzo di Christopher Moore, geniale, eccentrico ed originale scrittore che si diverte a prendere curiosi punti di vista lasciando il lettore colpito e travolto. 

Ci sono tutti gli elementi per un romanzo che può essere tra i vostri preferiti. La Parigi di fine Ottocento, i pittori impressionisti e una disputa sul colore blu. 

Si parte dalla realtà per rileggere le vicende dei pittori parigini del tempo insieme a qualche personaggio inventato come il protagonista Lucien, pittore ma ultimogenito di una famiglia di fornai di Montmartre. 

Attenti alla prima pagina, ve lo farà già mettere tra i vostri libri preferiti. 

Questa storia parla del blu. Non sempre è lineare, tende a divagare, nascondere e offuscare, sulla sua strada trova l’amore, la storia e l’ispirazione, ma è sempre di blu che parla. Come fate a sapere, quando pensate al blu – quando dite blu -, che state parlando dello stesso colore che pensano tutti?

Il blu è inafferrabile. Blu, o azzurro, è il cielo, il mare, l’occhio di un dio, la coda di un diavolo, una nascita, un volto cianotico, un uccellino, una battuta spinta, la canzone più triste, il giorno più splendente. 

Il blu è astuto, sornione, sguscia nella stanza di sbieco, è subdolo e scaltro. Questa storia parla del colore blu, e al pari del blu non vi è niente di vero. Blu è la bellezza, non la verità. In inglese si dice “true blue”, ma è un giochetto, una rima: ora c’è, ora non più. E’ un colore profondamente ambiguo, il blu. 

Anche il blu più intenso ha le sue sfumature. Blu è gloria e potere, un’onda, una particella, una vibrazione, una risonanza, uno spirito, una passione, un ricordo, una vanità, una metafora, un sogno. Blu è una similitudine. Blu, lei, è come una donna. 

Tra (parentesi)

Una rubrica dedicata alle vostre curiosità

Inviateci le vostre domande e Simone vi risponderà nella prossima newsletter. Spesso tra parentesi o tra i riferimenti a margine ci sono le note più curiose e in pochi le vanno a vedere. Qui invece trovano spazio e trovate spazio voi e la vostra voglia di conoscere

Alla prossima uscita,

Simone Rega

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