Le Bottiglie di Giorgio Morandi

C’è chi colleziona monete, cappelli, scarpe, automobili; la ragione per cui lo facciamo è un particolare piacere ad osservare o indossare una certa forma che nelle sue variazioni ravviva l’attrazione che proviamo per essa.

Tra gli oggetti che conservo con piacere ce n’è uno che pur nella sua semplicità è carico per me di fascino e storia.

E’ la bottiglia.

Inizialmente le conservavo per portarle a scuola e usarle come soggetti per la copia dal vero; le dipingevo di gesso acrilico bianco e le collocavo in diverse composizioni sui trespoli della mia aula al liceo artistico, poi mi ci sono appassionata e ho iniziato a conservarle anche per me.

Per chi intende praticare il disegno e si domanda quale soggetto sia ideale per muovere i primi passi, rispondo senza dubbi: “copia dal vero di composizioni di bottiglie!”.
In esse troviamo tutte le problematiche fondamentali del disegno:
Forma, simmetria, prospettiva, colore… ad osservarne di diverse, tutte accostate, sembra che ciascuna abbia un carattere diverso.
Quella tozza pare un pò sgraziata e rustica, quella slanciata dal collo lungo pare una donna elegante e intelligente.
Forse la mia fantasia dilaga, è vero, però il fascino che questo soggetto suscita è quasi magico.

Dal racconto del messaggio nella bottiglia alla sua funzione di contenere liquidi anche pregiatissimi, alla polvere che vi si posa in umide cantine ai riflessi colorati che generano, molti sono i significati che questo oggetto assume e ha assunto nei secoli.

C’è un artista che ha dato vita nei suoi dipinti alle bottiglie come se fossero personaggi umani al pari di un soggetto sacro, storico o mitologico.

Questo artista è Giorgio Morandi, un pittore e incisore bolognese nato nel 1890, celebre per le sue nature morte ove l’apparente semplicità dei contenuti (vasi, bottiglie, ciotole, fiori, paesaggi) viene esaltata dalla qualità pittorica.

Per qualità pittorica intendo il modo di trattare il colore, di scegliere le armonie cromatiche, di stendere la pittura ad olio in impasti densi e materici.
Le bottiglie di Morandi, solide e imponenti, sono le protagoniste indiscusse della scena; i pochi colori utilizzati nella sua tavolozza sono perlopiù tonalità neutre di bruno e di grigio, colori concreti, solidi, discreti, ove a volte solo un tono acceso e saturo spicca sugli altri per contrasto di qualità.

Morandi amava profondamente l’opera di Paul Cezanne; se conoscete la sua opera, ricorderete il senso estremo di solidità e volumetria delle sue figure; il critico Ardengo Soffici  su di lui scrive: “lo sforzo gigantesco di sintetizzare in tutto il senso del volume e della luminosità, il cui risultato è stato un’opera la quale, riunendo in sé il buono delle nuove ricerche e quello tratto dagli insegnamenti del passato, inizia una rinascenza pittorica, e metterà le generazioni future sulla strada di un classicismo vero, eterno: quello di Masaccio, di Tintoretto, di Rembrandt, di Goya”.

Ed è questo che notiamo anche nelle bottiglie di Giorgio Morandi, la ricerca di una visione “classica” della forma.
La sua riflessione è volta alla costruzione di un peculiare linguaggio che consenta alla pittura di raccogliere ed esprimere in modo attuale l’eredità degli antichi maestri ma per fare questo non attinge solo all’opera classica ma anche anche a tante diverse influenze delle maggiori correnti artistiche del primo 900.
Le prospettive a volte incoerenti sono influenze delle scomposizioni cubiste dello spazio oltre che di autori antichi come Duccio.

Nei suoi dipinti, ombre e luci sono concrete, materiche, gli oggetti hanno un corpo.

L’esempio di Morandi vuole essere in questo breve testo, uno stimolo a stimolare lo sguardo.

Se l’artista è colui che “vede” oltre le cose sensibili egli è anche e soprattutto colui che riesce a fare delle cose semplici e all’apparenza banali un’opera d’arte.

Provate anche voi a scegliere un oggetto comune molto semplice (se vi ho convinto con le bottiglie, perchè no? Usate quelle.) e provate ad eleggerlo come soggetto di alcuni vostri dipinti. Dategli dignità e fate ruotare tutte le scelte (compositive, cromatiche, tecniche) attorno a lui.

Per risolvere una tematica è necessario dedicarsi per qualche tempo ad essa eseguendo non un dipinto ma un ciclo di dipinti.

Provare e riprovare diverse versioni e soluzioni cromatiche e compositive. Variate dimensioni, tagli, colori, qualità pittorica. Alla fine del ciclo osservate tutti i dipinti affiancati e traete le vostre conclusioni.
Il più delle volte a questo punto si rimane a bocca aperta nel constatare come un soggetto iniziale, diventi alla fine tutt’altro, portatore di significati ed emozioni completamente mutate.

Postate se vi va una foto del ciclo dei vostri dipinti, sarei felice di osservarli.

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Chiara Silva

Chiara Silva

Diplomata all'Accademia di Brera, Artista e Docente di discipline pittoriche con oltre 10 di esperienza nella didattica artistica. Fondatrice di Cerchio di Giotto.

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